Solo tre mesi all’anno sto fuori e neppure continuativamente.Sapete cosa ci invidiano gli stranieri. Non è uno scherzo, me lo sento ripetere in continuazione.Ci invidiano la flemma con la quale parliamo di noi stessi quando non siamo in casa nostra.Ci invidiano le belle donne chemettiamo in mostra alla tv (sic!)Ci invidiano la cucina che assaggiano quando venono a trovarci…Ci invidiano il senso d’ospitalità che mettiamo in mostra.L’assoluta confusione con cui affrontiamo i problemi… dicono che è più stimolante per creare…Un amico che di mestiere fa il fisico delle particelle e che incontro ogni tanto mi racconta gustosissime storielle sull’inventiva dei fisici nostrani visti con occhi estranei. E quelli che più ci invidiano son i russi, i tedeschi e i giapponesi.Una simpatica e gentile signora, ora madre di due figli, che abita nei dintorni di Parigi con un ingegnere belga, ha lasciato l’Italia dopo la maturità. Era brava e d’intelligenza sopraffina. Ero stato suo insegnate per cinque anni e fui membro interno alla sua maturità. Mi chiese se facesse la scelta giusta ad andare all’estero per un po’ prima di iscriversi all’università come invece avrebbe voluto suo padre. Le risposi che la scelta era sua ma che io al suo posto lo avrei certo fatto. La famiglia voleva denunciarmi per plagio… Ma la figliola era maggiorenne e fece comunque a modo suo. Non ha mai più pensato di tornare a vivere in Italia.La sua famiglia a malincuore mi ha ringraziato. Ed io sono stato suo testimone di nozze.Ci sentiamo e ci scriviamo come buoni amici.La stimano e la rispettano, fa la madre, fa la sua carriera (brillante), fa la moglie e almeno ad oggi è persona soddisfatta.Un caso?Non credo.Molti italiani che non si sentono più dentro gli steccati (o non ci si sono mai sentiti) hanno fatto quel genere di scelta, a volte l’hanno fatta senza neppure varcare fisicamente il confine amministrativo.Non si tratta di inni e di bandiere. Queste non sono significative se non in cuori puri e stagionati. Di quelli che scrivevano con il pennino intingendolo nel calamaio incastrato sul banco in legno.Non si tratta nemmeno di patria, né conla maiuscola né con la minuscola. Qualunque persona che abbia del sale in zucca riconoscerebbe, al volgere della prima decade del secondo millennio dell’era volgare che non ci sono patrie. Semmai ci sono steccati tracciati con il sangue nel corso di secoli di aggiustamenti. Ci sono steccati che separano quelli che sanno da quelli che non sanno, quelli che possono da quelli che possono e quelli che vivono da quelli che sopravvivono.Alitalia? La volevano i francesi, con pochissimi danni e molto “savoir faire” avrebbero risollevato il futuro di centinaia di lavoratori. Ma un malinteso patriottismo e una sopraffina stupidità hanno ottenebratolamente di tutti quelli che avrebbero potuto capire e avrebbero dovuto agire. Ed ecco il maestro degli inganni cogliere al volo, come è suo uso fare, l’opportunità in vista di una campagna elettorale meschina tanto quanto roboante.E ce l’ha fatta a darla a bere a tuttii suoi elettori. Adesso Alitalia ènella merda e con essa i suoi lavoratori, quelli colpevoli, molto sindacalizzati e quelli incolpevoli dediti soprattutto al lavoro, magari molto poco sindacalizzati.All’estero? Non voglio ripetermi. Tre mesi all’anno io all’estero ci vivo. Il lavoro me lo impone e non ci sono paesi in Europa che io abbia visitato in cui ci sia lo stesso andazzo qualunquista e becero, strafottente e borioso che c’è qui in Italia.In quanto al “noi italiani” non mi va proprio di dire noi. Sono nato in una grande città italiana e, a meno di un anno d’età sono emigrato con la mia piccola famiglia, in Venezuela dove ci ho vissuto per i successivi undici anni.Poi in Francia e in Spagna e in Svizzera. Ho passato un’estate in una dacia russa. Ho scambiato quattro chiacchiere con i finlandesi nel lontano 1975 e l’anno dopo ero a Stoccolma a lavorare per una copisteria e una lavanderia. Mi ci pagavo le vacanze e conoscevo persone.Altrove c’è una discrezione che nasconde intelletto acuto e si vive con piacere. In Italia ci si mette in mostra senza pudore, ci si vergogna della prorpia ignoranza profonda e per questo si è arroganti e si vive di conflitti perenni con tutti.Chi sorride più? che ironia si vede sui visi delle persone?Solo rabbia e rassegnazione per taluni, rabbia e sopraffazione per altri.Altro che patria e bandiere.Gunnar